La Calabria, grazie al progetto, sarà la prima Regione Italiana a fornire supporto psicologico agli studenti, agli insegnanti e alle famiglie, creando un ambiente scolastico più accogliente e attento al benessere psicofisico. Lo psicologo scolastico offrirà sportelli di ascolto per gli studenti, supporto al corpo docente e interventi mirati per affrontare situazioni di disagio, difficoltà relazionali o problematiche legate all'apprendimento. L'obiettivo è promuovere il benessere psicologico e sociale all'interno della scuola, migliorando l'ambiente educativo e prevenendo fenomeni di dispersione scolastica e disagio.
Rubrica: Dillo a Plaple
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Oltre ogni limite, la grande sfida di Paolo Fattoruso dopo la leucemia
“La vita è bella, non bisogna mai trascorrere un giorno al buio”, queste le parole del 40enne Paolo Fattoruso quando è arrivato a Reggio Calabria, completando la traversata di 3 Km a nuoto in 58 minuti. Nel 2019 gli è stato diagnosticato una rara e violenta forma di leucemia, portandola. Stravolgere completamente la sua vita. Con il passare degli anni a combattere con la malattia si è deciso di rimettersi in gioco, nonostante il lungo calvario della malattia. Prima della traversata a nuoto, con il consenso dei medici, Paolo si era deciso di affrontare il Cammino di Santiago. Impresa riuscita, che lo ha ulteriormente motivato a spingersi oltre con l’ultima sfida: nuotare dalle coste calabresi e quelle siciliane. Un gesto che non è solo simbolo di speranza per se stesso, ma anche per tutti le persone che si trovano a combattere malattie.
“La vita è bella, non bisogna mai trascorrere un giorno al buio”, queste le parole del 40enne Paolo Fattoruso quando è arrivato a Reggio Calabria, completando la traversata di 3 Km a nuoto in 58 minuti. Nel 2019 gli è stato diagnosticato una rara e violenta forma di leucemia, portandola. Stravolgere completamente la sua vita. Con il passare degli anni a combattere con la malattia si è deciso di rimettersi in gioco, nonostante il lungo calvario della malattia. Prima della traversata a nuoto, con il consenso dei medici, Paolo si era deciso di affrontare il Cammino di Santiago. Impresa riuscita, che lo ha ulteriormente motivato a spingersi oltre con l’ultima sfida: nuotare dalle coste calabresi e quelle siciliane. Un gesto che non è solo simbolo di speranza per se stesso, ma anche per tutti le persone che si trovano a combattere malattie.
Dillo a Plaple
Uno psicologo a disposizione di tutti nelle scuole medie e superiori!
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Giusy Versace
Plaple incontra Giusy Versace, non solo un atleta paralimpica, scrittrice e senatrice, ma anche un grande esempio di forza e tenacia. Nel 2005, all'età di 28 anni, perde entrambe le gambe a seguito di un grave incidente. "Ho imparato veramente a vivere nel momento in cui ho rischiato di perdere la vita". Queste le sue parole per descrivere la rinascita che la caratterizzata e che tutt'oggi la rende quella che è: determinata, allegra e soprattutto grata.
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Plaple incontra
Dal set alla solidarietà, il sogno di Elisa diventa realtà a Goma
La storia di Elisa Claps, una giovane ragazza di Potenza che sognava di diventare medico e dedicare la propria vita agli ultimi, oggi continua attraverso un progetto di solidarietà che ha raggiunto Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. A rendere possibile questo ponte tra Italia e Africa è il progetto “Il cuore di Elisa nel cuore dell’Africa”, nato dalla volontà della famiglia Claps e realizzato con il supporto del VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza sanitaria del Centro Don Bosco Ngangi di Goma. Al centro di questa iniziativa c’è anche Gianmarco Saurino, l’attore che nella fiction Rai “Per Elisa – Il caso Claps”ha interpretato proprio Gildo Claps, il fratello di Elisa impegnato per anni nella ricerca della verità sulla scomparsa della sorella. Proprio grazie al rapporto nato durante la realizzazione della serie, Saurino ha scelto di rimanere vicino alla famiglia Claps e di sostenere attivamente questa causa. L’attore ha partecipato agli eventi legati al progetto e ha preso parte alla missione a Goma insieme a Gildo Claps e ai volontari del VIS, entrando direttamente in contatto con la realtà dell’ambulatorio e delle comunità assistite. L’iniziativa ha permesso di potenziare i servizi sanitari del dispensario medico del Centro Don Bosco Ngangi, una struttura che offre cure, farmaci e assistenza a bambini, famiglie e persone costrette a vivere in condizioni di grande fragilità a causa della crisi nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Così, da una storia segnata dal dolore nasce un luogo dedicato alla cura: il sogno di Elisa di aiutare gli altri continua a vivere migliaia di chilometri lontano da casa, attraverso medici, volontari e persone che ogni giorno scelgono di prendersi cura del prossimo.
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Dillo a Plaple
Dalle foglie morte nasce una nuova plastica sostenibile
Ogni anno milioni di foglie cadono dagli alberi e vengono considerate un semplice rifiuto da smaltire. Ma un gruppo di ricercatori sudcoreani ha dimostrato che possono diventare una risorsa per combattere uno dei grandi problemi ambientali: l’inquinamento da plastica. Lo studio è stato realizzato da un team del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) guidato dal professor Jaewook Myung, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, insieme ai ricercatori Pham Thanh Trung Ninh, Shinhyeong Choe, Yongjun Cho e Hoseong Moon. Gli scienziati hanno sviluppato una pellicola agricola biodegradabile utilizzando le fibre naturali presenti nelle foglie cadute, in particolare nanofibre di lignocellulosa, un componente strutturale delle piante. Il materiale potrebbe sostituire alcuni teli plastici utilizzati in agricoltura per mantenere l’umidità del terreno, limitare la crescita delle erbe infestanti e proteggere le coltivazioni. Il problema dei tradizionali film agricoli in plastica è che spesso rimangono nei terreni sotto forma di residui difficili da eliminare, contribuendo all’accumulo di microplastiche. Nei test condotti dai ricercatori, il nuovo materiale ha mostrato capacità di degradarsi nel suolo senza effetti negativi sulla crescita delle piante analizzate. Dopo 115 giorni di sperimentazione è stata registrata una degradazione di circa il 34%. La ricerca apre quindi una nuova strada: trasformare uno scarto naturale abbondante in un materiale utile, riducendo il consumo di plastica e favorendo un modello di economia circolare.
Ogni anno milioni di foglie cadono dagli alberi e vengono considerate un semplice rifiuto da smaltire. Ma un gruppo di ricercatori sudcoreani ha dimostrato che possono diventare una risorsa per combattere uno dei grandi problemi ambientali: l’inquinamento da plastica. Lo studio è stato realizzato da un team del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) guidato dal professor Jaewook Myung, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, insieme ai ricercatori Pham Thanh Trung Ninh, Shinhyeong Choe, Yongjun Cho e Hoseong Moon. Gli scienziati hanno sviluppato una pellicola agricola biodegradabile utilizzando le fibre naturali presenti nelle foglie cadute, in particolare nanofibre di lignocellulosa, un componente strutturale delle piante. Il materiale potrebbe sostituire alcuni teli plastici utilizzati in agricoltura per mantenere l’umidità del terreno, limitare la crescita delle erbe infestanti e proteggere le coltivazioni. Il problema dei tradizionali film agricoli in plastica è che spesso rimangono nei terreni sotto forma di residui difficili da eliminare, contribuendo all’accumulo di microplastiche. Nei test condotti dai ricercatori, il nuovo materiale ha mostrato capacità di degradarsi nel suolo senza effetti negativi sulla crescita delle piante analizzate. Dopo 115 giorni di sperimentazione è stata registrata una degradazione di circa il 34%. La ricerca apre quindi una nuova strada: trasformare uno scarto naturale abbondante in un materiale utile, riducendo il consumo di plastica e favorendo un modello di economia circolare.
Dillo a Plaple
Dopo tanti rifiuti aprono una pizzeria e assumono persone con disabilità
Per anni si sono sentiti dire che trovare un lavoro sarebbe stato quasi impossibile. Invece quattro giovani argentini con sindrome di Down hanno deciso di rispondere ai pregiudizi con i fatti. Così è nato Los Perejiles, un progetto avviato a Buenos Aires da Mateo, Leandro, Franco e Mauricio, trasformato nel tempo in un'attività di catering specializzata nella preparazione di pizze. L'obiettivo non era soltanto costruire un futuro per loro stessi, ma creare nuove opportunità anche per altre persone con disabilità intellettive. Oggi il progetto coinvolge numerosi collaboratori e rappresenta un esempio di inclusione sociale e lavorativa riconosciuto anche a livello internazionale. La loro storia dimostra che il vero limite non è la disabilità, ma i pregiudizi che ancora esistono nel mondo del lavoro. E che, quando vengono offerte le stesse opportunità, talento, impegno e passione possono trasformare un sogno in una realtà capace di cambiare la vita di molte altre persone.
Per anni si sono sentiti dire che trovare un lavoro sarebbe stato quasi impossibile. Invece quattro giovani argentini con sindrome di Down hanno deciso di rispondere ai pregiudizi con i fatti. Così è nato Los Perejiles, un progetto avviato a Buenos Aires da Mateo, Leandro, Franco e Mauricio, trasformato nel tempo in un'attività di catering specializzata nella preparazione di pizze. L'obiettivo non era soltanto costruire un futuro per loro stessi, ma creare nuove opportunità anche per altre persone con disabilità intellettive. Oggi il progetto coinvolge numerosi collaboratori e rappresenta un esempio di inclusione sociale e lavorativa riconosciuto anche a livello internazionale. La loro storia dimostra che il vero limite non è la disabilità, ma i pregiudizi che ancora esistono nel mondo del lavoro. E che, quando vengono offerte le stesse opportunità, talento, impegno e passione possono trasformare un sogno in una realtà capace di cambiare la vita di molte altre persone.
Dillo a Plaple
A 10 anni ha deciso di regalare un sorriso ai bambini malati di cancro
Ci sono gesti che non hanno bisogno di grandi parole per lasciare il segno. È il caso di Jamie Burke, un bambino irlandese di appena dieci anni che ha deciso di far crescere i capelli per oltre due anni con un obiettivo preciso: donarli ai bambini che li hanno persi durante le cure contro il cancro. Alla fine ha tagliato circa 30 centimetri di capelli, consegnandoli alla Little Princess Trust, organizzazione che realizza gratuitamente parrucche in capelli veri per bambini e ragazzi fino ai 24 anni affetti da tumori o altre patologie. Ma Jamie non si è fermato qui. Grazie all'iniziativa The Big Brave Cut, ha raccolto anche oltre 2.000 euro destinati al futuro Sunflower Children's Hospice, il primo hospice pediatrico dell'Irlanda occidentale. Un esempio straordinario di sensibilità e altruismo che dimostra come non esista un'età minima per fare la differenza nella vita degli altri.
Ci sono gesti che non hanno bisogno di grandi parole per lasciare il segno. È il caso di Jamie Burke, un bambino irlandese di appena dieci anni che ha deciso di far crescere i capelli per oltre due anni con un obiettivo preciso: donarli ai bambini che li hanno persi durante le cure contro il cancro. Alla fine ha tagliato circa 30 centimetri di capelli, consegnandoli alla Little Princess Trust, organizzazione che realizza gratuitamente parrucche in capelli veri per bambini e ragazzi fino ai 24 anni affetti da tumori o altre patologie. Ma Jamie non si è fermato qui. Grazie all'iniziativa The Big Brave Cut, ha raccolto anche oltre 2.000 euro destinati al futuro Sunflower Children's Hospice, il primo hospice pediatrico dell'Irlanda occidentale. Un esempio straordinario di sensibilità e altruismo che dimostra come non esista un'età minima per fare la differenza nella vita degli altri.
Dillo a Plaple
Una vittoria in tribunale diventata un gesto di solidarietà
Dopo la lunga battaglia giudiziaria con l'ex moglie Amber Heard, Johnny Depp ha deciso di dare un significato diverso alla conclusione della vicenda. Nel dicembre 2022, in seguito all'accordo che ha chiuso definitivamente la causa per diffamazione, l'attore ha annunciato che avrebbe devoluto l'intero milione di dollari ricevuto in beneficenza. La somma è stata destinata a cinque organizzazioni impegnate in ambiti diversi: dall'assistenza sanitaria infantile alla tutela dei bambini, fino alla protezione dell'ambiente. Tra queste figurano Make-A-Film Foundation, The Painted Turtle, Red Feather, Amazonia Fund Alliance e Tetiaroa Society. Un gesto che ha spostato l'attenzione dalle aule di tribunale alla solidarietà, trasformando un risarcimento economico in un aiuto concreto per chi opera ogni giorno a favore delle persone più fragili e della salvaguardia del pianeta. Una scelta che ha dimostrato come anche una vicenda molto controversa possa concludersi lasciando spazio a un messaggio positivo.
Dopo la lunga battaglia giudiziaria con l'ex moglie Amber Heard, Johnny Depp ha deciso di dare un significato diverso alla conclusione della vicenda. Nel dicembre 2022, in seguito all'accordo che ha chiuso definitivamente la causa per diffamazione, l'attore ha annunciato che avrebbe devoluto l'intero milione di dollari ricevuto in beneficenza. La somma è stata destinata a cinque organizzazioni impegnate in ambiti diversi: dall'assistenza sanitaria infantile alla tutela dei bambini, fino alla protezione dell'ambiente. Tra queste figurano Make-A-Film Foundation, The Painted Turtle, Red Feather, Amazonia Fund Alliance e Tetiaroa Society. Un gesto che ha spostato l'attenzione dalle aule di tribunale alla solidarietà, trasformando un risarcimento economico in un aiuto concreto per chi opera ogni giorno a favore delle persone più fragili e della salvaguardia del pianeta. Una scelta che ha dimostrato come anche una vicenda molto controversa possa concludersi lasciando spazio a un messaggio positivo.
Dillo a Plaple
La donna che sta ridando vita ai coralli del Kenya
Le barriere coralline sono tra gli ecosistemi più preziosi del pianeta, ma anche tra i più minacciati dai cambiamenti climatici, dall'inquinamento e dall'aumento della temperatura del mare. Per questo il lavoro di Mwanasha Mbwana, conservazionista marina del Kenya, è diventato un simbolo di speranza. Ogni settimana si immerge nelle acque dell'Oceano Indiano per monitorare e ripristinare i coralli danneggiati. Attraverso vivai sottomarini, i piccoli frammenti di corallo vengono coltivati fino a quando sono abbastanza forti da essere trapiantati sulle barriere degradate. Un lavoro paziente che richiede mesi, ma che permette di ricostruire habitat fondamentali per migliaia di specie marine. Le barriere coralline, infatti, pur occupando meno dell'1% dei fondali oceanici, ospitano circa il 25% della biodiversità marina e rappresentano una risorsa essenziale anche per le comunità costiere che vivono di pesca e turismo. Grazie all'impegno di persone come Mwanasha, la tutela dell'ambiente non resta solo un ideale, ma diventa un gesto concreto che ogni immersione contribuisce a trasformare in futuro.
Le barriere coralline sono tra gli ecosistemi più preziosi del pianeta, ma anche tra i più minacciati dai cambiamenti climatici, dall'inquinamento e dall'aumento della temperatura del mare. Per questo il lavoro di Mwanasha Mbwana, conservazionista marina del Kenya, è diventato un simbolo di speranza. Ogni settimana si immerge nelle acque dell'Oceano Indiano per monitorare e ripristinare i coralli danneggiati. Attraverso vivai sottomarini, i piccoli frammenti di corallo vengono coltivati fino a quando sono abbastanza forti da essere trapiantati sulle barriere degradate. Un lavoro paziente che richiede mesi, ma che permette di ricostruire habitat fondamentali per migliaia di specie marine. Le barriere coralline, infatti, pur occupando meno dell'1% dei fondali oceanici, ospitano circa il 25% della biodiversità marina e rappresentano una risorsa essenziale anche per le comunità costiere che vivono di pesca e turismo. Grazie all'impegno di persone come Mwanasha, la tutela dell'ambiente non resta solo un ideale, ma diventa un gesto concreto che ogni immersione contribuisce a trasformare in futuro.
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I numerosi benefici delle barriere coralline
Colorate, spettacolari e ricche di vita: le barriere coralline sono tra gli ecosistemi più affascinanti del nostro pianeta. Durante l'estate se ne parla spesso, soprattutto per ricordare quanto siano fragili e quanto le nostre scelte quotidiane – come utilizzare creme solari più rispettose dell'ambiente marino – possano contribuire alla loro tutela. Ma che cosa sono realmente le barriere coralline? E perché sono così preziose? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono semplici rocce. Le barriere coralline sono imponenti strutture calcaree costruite dagli scheletri dei coralli. Intorno a queste straordinarie architetture naturali si sviluppa un mondo brulicante di vita: pesci dai colori vivaci, molluschi, crostacei, spugne, alghe e moltissimi altri organismi trovano qui nutrimento, rifugio e un luogo dove riprodursi. La loro importanza va ben oltre la loro bellezza. Le barriere coralline rappresentano una vera difesa naturale per le coste, perché attenuano la forza delle onde. Sono inoltre fondamentali per la biodiversità marina e sostengono la pesca, da cui dipende il sostentamento di milioni di persone in tutto il mondo. Ma i loro benefici non finiscono qui. Gli organismi che popolano le barriere coralline sono oggetto di continue ricerche scientifiche: alcune sostanze da essi prodotte hanno già dato origine a cure per diverse malattie. Proteggere le barriere coralline significa custodire un patrimonio naturale unico, da cui dipendono la salute degli oceani, la sopravvivenza di innumerevoli specie e, in parte, anche il nostro futuro.
Colorate, spettacolari e ricche di vita: le barriere coralline sono tra gli ecosistemi più affascinanti del nostro pianeta. Durante l'estate se ne parla spesso, soprattutto per ricordare quanto siano fragili e quanto le nostre scelte quotidiane – come utilizzare creme solari più rispettose dell'ambiente marino – possano contribuire alla loro tutela. Ma che cosa sono realmente le barriere coralline? E perché sono così preziose? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono semplici rocce. Le barriere coralline sono imponenti strutture calcaree costruite dagli scheletri dei coralli. Intorno a queste straordinarie architetture naturali si sviluppa un mondo brulicante di vita: pesci dai colori vivaci, molluschi, crostacei, spugne, alghe e moltissimi altri organismi trovano qui nutrimento, rifugio e un luogo dove riprodursi. La loro importanza va ben oltre la loro bellezza. Le barriere coralline rappresentano una vera difesa naturale per le coste, perché attenuano la forza delle onde. Sono inoltre fondamentali per la biodiversità marina e sostengono la pesca, da cui dipende il sostentamento di milioni di persone in tutto il mondo. Ma i loro benefici non finiscono qui. Gli organismi che popolano le barriere coralline sono oggetto di continue ricerche scientifiche: alcune sostanze da essi prodotte hanno già dato origine a cure per diverse malattie. Proteggere le barriere coralline significa custodire un patrimonio naturale unico, da cui dipendono la salute degli oceani, la sopravvivenza di innumerevoli specie e, in parte, anche il nostro futuro.
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Difendersi dal sole... naturalmente!
Le creme solari sono indispensabili, ma ammettiamolo: sono anche un impiccio per tutti. Bisogna applicarle con attenzione su tutto il corpo, senza dimenticare nemmeno un piccolo punto per evitare scottature, riapplicarle ogni due ore e dopo ogni bagno, facendo anche i conti con la sabbia che si attacca alla pelle. E, come se non bastasse, scegliere quella giusta non è sempre semplice. Non tutte le protezioni solari sono uguali. Alcune contengono ingredienti che, una volta dispersi in mare, possono avere un impatto negativo sugli ecosistemi marini. Per questo è importante scegliere con consapevolezza ciò che applichiamo sulla nostra pelle. Molte creme solari utilizzano filtri di tipo chimico, efficaci nel proteggerci dai raggi ultravioletti, ma alcuni di questi ingredienti possono causare danni all'ambiente marino. Le creme solari con filtri fisici (o minerali) rappresentano una scelta più rispettosa dell'ambiente marino. Grazie alla loro formulazione, contribuiscono a preservare l'equilibrio degli ecosistemi acquatici e a proteggere la biodiversità. 1. Aiutano a salvaguardare le barriere coralline, senza favorire fenomeni di sbiancamento (coral bleaching), essenziali per la vita di migliaia di specie marine. 2. Rispettano l'equilibrio biologico degli organismi marini, evitando sostanze che possono interferire con i delicati sistemi endocrini e riproduttivi. 3. Proteggono la fauna acquatica, contribuendo a ridurre l'esposizione di coralli, pesci e altri organismi a ingredienti potenzialmente dannosi. 4. Favoriscono il mantenimento della fotosintesi marina, preservando la trasparenza dell'acqua e consentendo alla luce di raggiungere gli organismi fotosintetici, fondamentali per la salute e l'equilibrio degli ecosistemi. Scegliere una crema solare con filtri fisici significa proteggere la propria pelle prendendosi cura anche del mare e delle sue straordinarie forme di vita.
Le creme solari sono indispensabili, ma ammettiamolo: sono anche un impiccio per tutti. Bisogna applicarle con attenzione su tutto il corpo, senza dimenticare nemmeno un piccolo punto per evitare scottature, riapplicarle ogni due ore e dopo ogni bagno, facendo anche i conti con la sabbia che si attacca alla pelle. E, come se non bastasse, scegliere quella giusta non è sempre semplice. Non tutte le protezioni solari sono uguali. Alcune contengono ingredienti che, una volta dispersi in mare, possono avere un impatto negativo sugli ecosistemi marini. Per questo è importante scegliere con consapevolezza ciò che applichiamo sulla nostra pelle. Molte creme solari utilizzano filtri di tipo chimico, efficaci nel proteggerci dai raggi ultravioletti, ma alcuni di questi ingredienti possono causare danni all'ambiente marino. Le creme solari con filtri fisici (o minerali) rappresentano una scelta più rispettosa dell'ambiente marino. Grazie alla loro formulazione, contribuiscono a preservare l'equilibrio degli ecosistemi acquatici e a proteggere la biodiversità. 1. Aiutano a salvaguardare le barriere coralline, senza favorire fenomeni di sbiancamento (coral bleaching), essenziali per la vita di migliaia di specie marine. 2. Rispettano l'equilibrio biologico degli organismi marini, evitando sostanze che possono interferire con i delicati sistemi endocrini e riproduttivi. 3. Proteggono la fauna acquatica, contribuendo a ridurre l'esposizione di coralli, pesci e altri organismi a ingredienti potenzialmente dannosi. 4. Favoriscono il mantenimento della fotosintesi marina, preservando la trasparenza dell'acqua e consentendo alla luce di raggiungere gli organismi fotosintetici, fondamentali per la salute e l'equilibrio degli ecosistemi. Scegliere una crema solare con filtri fisici significa proteggere la propria pelle prendendosi cura anche del mare e delle sue straordinarie forme di vita.
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Quando il pranzo a scuola diventa un diritto da proteggere
Negli Stati Uniti il problema del “school lunch debt”, cioè il debito accumulato dalle famiglie per i pasti scolastici, è una realtà diffusa e spesso invisibile. Molti distretti scolastici tengono registri dei debiti e in alcuni casi le famiglie possono subire restrizioni nell’accesso ai pasti. Per questo motivo sono nate numerose iniziative di solidarietà che mirano a cancellare questi debiti. Fondazioni, donatori privati e talvolta anche celebrità hanno contribuito a pagare arretrati nelle scuole locali. L’obiettivo è garantire che nessun bambino venga escluso dal pasto per motivi economici. Alcuni stati americani hanno iniziato a introdurre programmi di “free school meals” per ridurre il problema alla radice. Le campagne di sensibilizzazione hanno portato l’attenzione sul tema della povertà infantile. Anche se non sempre legate a singoli nomi famosi, queste iniziative hanno un impatto concreto sulle comunità. Il gesto della cancellazione dei debiti ha anche un forte valore simbolico. Aiuta a ridurre lo stigma sociale legato alle difficoltà economiche. Le scuole diventano così luoghi più equi e inclusivi. Il dibattito politico negli USA è ancora aperto su come finanziare questi programmi. Tuttavia, il movimento per garantire pasti gratuiti è in crescita. L’accesso al cibo viene sempre più considerato parte del diritto all’istruzione. È un esempio di solidarietà sistemica più che individuale.
Negli Stati Uniti il problema del “school lunch debt”, cioè il debito accumulato dalle famiglie per i pasti scolastici, è una realtà diffusa e spesso invisibile. Molti distretti scolastici tengono registri dei debiti e in alcuni casi le famiglie possono subire restrizioni nell’accesso ai pasti. Per questo motivo sono nate numerose iniziative di solidarietà che mirano a cancellare questi debiti. Fondazioni, donatori privati e talvolta anche celebrità hanno contribuito a pagare arretrati nelle scuole locali. L’obiettivo è garantire che nessun bambino venga escluso dal pasto per motivi economici. Alcuni stati americani hanno iniziato a introdurre programmi di “free school meals” per ridurre il problema alla radice. Le campagne di sensibilizzazione hanno portato l’attenzione sul tema della povertà infantile. Anche se non sempre legate a singoli nomi famosi, queste iniziative hanno un impatto concreto sulle comunità. Il gesto della cancellazione dei debiti ha anche un forte valore simbolico. Aiuta a ridurre lo stigma sociale legato alle difficoltà economiche. Le scuole diventano così luoghi più equi e inclusivi. Il dibattito politico negli USA è ancora aperto su come finanziare questi programmi. Tuttavia, il movimento per garantire pasti gratuiti è in crescita. L’accesso al cibo viene sempre più considerato parte del diritto all’istruzione. È un esempio di solidarietà sistemica più che individuale.
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