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Riciclare la carta - I ragazzi dell'Associazione Mosaico


I ragazzi che frequentano dell'Associazione Mosaico di Codroipo partecipano al laboratorio di riciclo della carta. Un esempio eccellente di sostenibilità e solidarietà.

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Dedicarsi agli altri, l'esperienza "Il Mosaico Onlus"


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Il Centro Occupazionale Diurno “Il Mosaico” ha come finalità il benessere globale della persona disabile e il miglioramento della sua qualità di vita, raggiunti principalmente attraverso la relazione con gli educatori, i compagni, il mondo esterno. In particolare la Cooperativa ha il fine di rimuovere gli ostacoli di ordine soggettivo, economico e sociale che impediscono la piena realizzazione spirituale e materiale della persona e la sua compartecipazione alla crescita ed allo sviluppo della comunità d’appartenenza. Per le sue origini, il Mosaico persegue l’obiettivo di offrire occasioni concrete per vivere un’esperienza di condivisione, allo scopo di favorire un cambiamento culturale nei confronti della disabilità. Un mosaico non può essere completo senza ogni sua tessera. Una società non può essere completa senza la partecipazione di ogni suo individuo.

Il Centro Occupazionale Diurno “Il Mosaico” ha come finalità il benessere globale della persona disabile e il miglioramento della sua qualità di vita, raggiunti principalmente attraverso la relazione con gli educatori, i compagni, il mondo esterno. In particolare la Cooperativa ha il fine di rimuovere gli ostacoli di ordine soggettivo, economico e sociale che impediscono la piena realizzazione spirituale e materiale della persona e la sua compartecipazione alla crescita ed allo sviluppo della comunità d’appartenenza. Per le sue origini, il Mosaico persegue l’obiettivo di offrire occasioni concrete per vivere un’esperienza di condivisione, allo scopo di favorire un cambiamento culturale nei confronti della disabilità. Un mosaico non può essere completo senza ogni sua tessera. Una società non può essere completa senza la partecipazione di ogni suo individuo.

Storie ad impatto

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Favole che accorciano le distanze


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C’è un mondo che corre veloce. E poi c’è chi sceglie di fermarsi qualche minuto, ascoltare una voce e lasciarsi accompagnare da una storia. A Pistoia, Capitale Italiana del Libro 2026, nasce “Favole al telefono”, un progetto ispirato alle celebri storie di Gianni Rodari. Un appuntamento telefonico dedicato ai bambini di ogni età, ma anche a tutte le persone che hanno bisogno di sentirsi vicine, accolte, parte di qualcosa. Ogni settimana, una voce legge una favola al telefono. Un gesto semplice, capace però di creare relazione, immaginazione e presenza anche a distanza. Perché la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente. Parla anche di comunità, ascolto, cultura e cura reciproca. Parla della capacità di non lasciare indietro nessuno. “Favole al telefono” nasce dentro il grande progetto culturale di Pistoia Capitale del Libro 2026, un programma che mette al centro inclusione sociale, contrasto alla povertà educativa e accesso alla lettura come diritto condiviso. L’iniziativa propone letture telefoniche gratuite tratte dal libro “Favole al telefono” di Rodari, con appuntamenti settimanali su prenotazione dedicati ai bambini e alle famiglie. In un tempo in cui siamo sempre connessi ma spesso lontani, una favola raccontata può ancora diventare un ponte. Perché a volte, per cambiare il mondo, basta davvero una voce che racconta una storia.

C’è un mondo che corre veloce. E poi c’è chi sceglie di fermarsi qualche minuto, ascoltare una voce e lasciarsi accompagnare da una storia. A Pistoia, Capitale Italiana del Libro 2026, nasce “Favole al telefono”, un progetto ispirato alle celebri storie di Gianni Rodari. Un appuntamento telefonico dedicato ai bambini di ogni età, ma anche a tutte le persone che hanno bisogno di sentirsi vicine, accolte, parte di qualcosa. Ogni settimana, una voce legge una favola al telefono. Un gesto semplice, capace però di creare relazione, immaginazione e presenza anche a distanza. Perché la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente. Parla anche di comunità, ascolto, cultura e cura reciproca. Parla della capacità di non lasciare indietro nessuno. “Favole al telefono” nasce dentro il grande progetto culturale di Pistoia Capitale del Libro 2026, un programma che mette al centro inclusione sociale, contrasto alla povertà educativa e accesso alla lettura come diritto condiviso. L’iniziativa propone letture telefoniche gratuite tratte dal libro “Favole al telefono” di Rodari, con appuntamenti settimanali su prenotazione dedicati ai bambini e alle famiglie. In un tempo in cui siamo sempre connessi ma spesso lontani, una favola raccontata può ancora diventare un ponte. Perché a volte, per cambiare il mondo, basta davvero una voce che racconta una storia.

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Concerti + sostenibili, parte da Firenze una rivoluzione Green


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Buone notizie dal mondo della musica e della sostenibilità Dal festival Opel Firenze Rocks 2026 nasce un progetto innovativo che punta a creare un osservatorio nazionale sulla sostenibilità degli eventi live. L’obiettivo è chiaro: rendere concerti e grandi eventi sempre più rispettosi dell’ambiente attraverso dati scientifici, monitoraggi reali e nuove tecnologie. Verranno analizzati parametri importanti come: emissioni di CO2 qualità dell’aria gestione dei rifiuti dati satellitari e intelligenza artificiale Un passo concreto verso eventi più sostenibili, meno sprechi e maggiore attenzione per il territorio e le persone. La musica può unire, emozionare… e anche cambiare il futuro

Buone notizie dal mondo della musica e della sostenibilità Dal festival Opel Firenze Rocks 2026 nasce un progetto innovativo che punta a creare un osservatorio nazionale sulla sostenibilità degli eventi live. L’obiettivo è chiaro: rendere concerti e grandi eventi sempre più rispettosi dell’ambiente attraverso dati scientifici, monitoraggi reali e nuove tecnologie. Verranno analizzati parametri importanti come: emissioni di CO2 qualità dell’aria gestione dei rifiuti dati satellitari e intelligenza artificiale Un passo concreto verso eventi più sostenibili, meno sprechi e maggiore attenzione per il territorio e le persone. La musica può unire, emozionare… e anche cambiare il futuro

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Gioielli biodegradabili - La rivoluzione green di Neloo


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Neloo è un brand artigianale nato a Viterbo nel 2018 dalla visione di Roberta Pietrini, con l’obiettivo di coniugare moda e sostenibilità. L’azienda si distingue per un approccio profondamente etico, basato sul rispetto dell’ambiente, sull’economia circolare e sull’utilizzo di materiali naturali selezionati con cura. Al centro del progetto c’è la volontà di creare gioielli belli ma anche responsabili, riducendo al minimo l’impatto ambientale lungo tutto il processo produttivo, dalla scelta delle materie prime fino al packaging. Il materiale simbolo delle creazioni Neloo è il Capim Dourado, conosciuto come “oro vegetale”. Si tratta di una pianta spontanea originaria della regione del Jalapão, in Brasile, che assume un caratteristico colore dorato una volta matura. Questa fibra naturale, oltre ad essere leggera e luminosa, è anche completamente biodegradabile e non richiede coltivazioni intensive, rendendola una risorsa sostenibile. La raccolta del Capim Dourado è regolamentata dalla legislazione brasiliana per proteggere l’ecosistema e garantire condizioni di lavoro etiche agli artigiani locali. Nel laboratorio di Neloo, questa fibra viene lavorata a mano con tecniche artigianali che richiamano la tradizione sudamericana, trasformandosi in gioielli unici, anallergici ed ecologici. Ogni creazione nasce da un processo attento e consapevole, dove manualità e innovazione si incontrano per dare vita a prodotti sostenibili ma anche esteticamente raffinati. L’impegno di Neloo non si limita ai materiali: l’intero ciclo produttivo è pensato per ridurre l’impronta ambientale, evitando sostanze chimiche e privilegiando lavorazioni a basso consumo energetico. Questo approccio dimostra come sia possibile fare impresa nel mondo della moda in modo etico, valorizzando allo stesso tempo l’artigianato e il rispetto per il pianeta. Neloo rappresenta quindi un esempio concreto di sostenibilità applicata al design, dove ogni gioiello racconta una storia fatta di natura, cultura e consapevolezza.

Neloo è un brand artigianale nato a Viterbo nel 2018 dalla visione di Roberta Pietrini, con l’obiettivo di coniugare moda e sostenibilità. L’azienda si distingue per un approccio profondamente etico, basato sul rispetto dell’ambiente, sull’economia circolare e sull’utilizzo di materiali naturali selezionati con cura. Al centro del progetto c’è la volontà di creare gioielli belli ma anche responsabili, riducendo al minimo l’impatto ambientale lungo tutto il processo produttivo, dalla scelta delle materie prime fino al packaging. Il materiale simbolo delle creazioni Neloo è il Capim Dourado, conosciuto come “oro vegetale”. Si tratta di una pianta spontanea originaria della regione del Jalapão, in Brasile, che assume un caratteristico colore dorato una volta matura. Questa fibra naturale, oltre ad essere leggera e luminosa, è anche completamente biodegradabile e non richiede coltivazioni intensive, rendendola una risorsa sostenibile. La raccolta del Capim Dourado è regolamentata dalla legislazione brasiliana per proteggere l’ecosistema e garantire condizioni di lavoro etiche agli artigiani locali. Nel laboratorio di Neloo, questa fibra viene lavorata a mano con tecniche artigianali che richiamano la tradizione sudamericana, trasformandosi in gioielli unici, anallergici ed ecologici. Ogni creazione nasce da un processo attento e consapevole, dove manualità e innovazione si incontrano per dare vita a prodotti sostenibili ma anche esteticamente raffinati. L’impegno di Neloo non si limita ai materiali: l’intero ciclo produttivo è pensato per ridurre l’impronta ambientale, evitando sostanze chimiche e privilegiando lavorazioni a basso consumo energetico. Questo approccio dimostra come sia possibile fare impresa nel mondo della moda in modo etico, valorizzando allo stesso tempo l’artigianato e il rispetto per il pianeta. Neloo rappresenta quindi un esempio concreto di sostenibilità applicata al design, dove ogni gioiello racconta una storia fatta di natura, cultura e consapevolezza.

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Addio a una leggenda - Alex Zanardi, l’uomo che non ha mai smesso di ripartire


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Alex Zanardi non è stato solo un campione. È stato la dimostrazione vivente che la grandezza non si misura da quante volte vinci, ma da quante volte riesci a rinascere. La sua storia parte dalla velocità: la Formula 1, il sogno di ogni pilota, e poi la consacrazione negli Stati Uniti, dove conquista due titoli CART consecutivi nel 1997 e nel 1998, entrando nella storia del motorsport come uno dei talenti più spettacolari della sua generazione. Nel 2001, al Lausitzring, un incidente devastante gli cambia la vita per sempre: perde entrambe le gambe. Per molti sarebbe stata la fine. Per Alex è stato un nuovo inizio. Con una forza fuori dal comune torna a correre, torna a vincere, ma soprattutto si reinventa: nell’handbike trova una nuova strada e diventa leggenda anche lì. Quattro ori paralimpici, due argenti, titoli mondiali, maratone, Ironman. Una seconda carriera costruita sulla resilienza, sul sacrificio e sull’idea che il limite esista solo se smetti di sfidarlo. Ma Alex è stato molto di più dello sport. Con Obiettivo3 ha aperto la strada a centinaia di atleti con disabilità, trasformando lo sport in uno strumento di inclusione, autonomia e dignità. Ha insegnato che la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza. Nel 2020, durante una staffetta solidale, un altro terribile incidente lo mette ancora una volta davanti alla sfida più dura. E ancora, come sempre, combatte. Alex Zanardi ci lascia un’eredità immensa: il coraggio di rialzarsi, la forza di includere, la volontà di non lasciare mai indietro nessuno. Perché i campioni passano. Gli esempi restano per sempre.

Alex Zanardi non è stato solo un campione. È stato la dimostrazione vivente che la grandezza non si misura da quante volte vinci, ma da quante volte riesci a rinascere. La sua storia parte dalla velocità: la Formula 1, il sogno di ogni pilota, e poi la consacrazione negli Stati Uniti, dove conquista due titoli CART consecutivi nel 1997 e nel 1998, entrando nella storia del motorsport come uno dei talenti più spettacolari della sua generazione. Nel 2001, al Lausitzring, un incidente devastante gli cambia la vita per sempre: perde entrambe le gambe. Per molti sarebbe stata la fine. Per Alex è stato un nuovo inizio. Con una forza fuori dal comune torna a correre, torna a vincere, ma soprattutto si reinventa: nell’handbike trova una nuova strada e diventa leggenda anche lì. Quattro ori paralimpici, due argenti, titoli mondiali, maratone, Ironman. Una seconda carriera costruita sulla resilienza, sul sacrificio e sull’idea che il limite esista solo se smetti di sfidarlo. Ma Alex è stato molto di più dello sport. Con Obiettivo3 ha aperto la strada a centinaia di atleti con disabilità, trasformando lo sport in uno strumento di inclusione, autonomia e dignità. Ha insegnato che la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza. Nel 2020, durante una staffetta solidale, un altro terribile incidente lo mette ancora una volta davanti alla sfida più dura. E ancora, come sempre, combatte. Alex Zanardi ci lascia un’eredità immensa: il coraggio di rialzarsi, la forza di includere, la volontà di non lasciare mai indietro nessuno. Perché i campioni passano. Gli esempi restano per sempre.

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“Il peso della memoria” - La corsa di Jordan Adams contro la demenza


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25 chili sulle spalle per 42 chilometri.
Jordan Adams ha scelto di correre la Maratona di Londra portando un frigorifero come simbolo del peso della demenza frontotemporale, una malattia neurodegenerativa che colpisce il cervello e porta progressivamente a cambiamenti profondi della personalità, del comportamento e del linguaggio, rendendo sempre più difficile per la persona riconoscere e gestire la realtà quotidiana. È la malattia che ha colpito sua madre.
Un gesto estremo, potente, per trasformare la fatica in consapevolezza e raccogliere fondi per la ricerca.
A volte lo sport non è solo performance: è memoria, lotta e speranza.

25 chili sulle spalle per 42 chilometri.
Jordan Adams ha scelto di correre la Maratona di Londra portando un frigorifero come simbolo del peso della demenza frontotemporale, una malattia neurodegenerativa che colpisce il cervello e porta progressivamente a cambiamenti profondi della personalità, del comportamento e del linguaggio, rendendo sempre più difficile per la persona riconoscere e gestire la realtà quotidiana. È la malattia che ha colpito sua madre.
Un gesto estremo, potente, per trasformare la fatica in consapevolezza e raccogliere fondi per la ricerca.
A volte lo sport non è solo performance: è memoria, lotta e speranza.

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“Non buttarlo! Lo ripariamo.”- Mend In Public Day, l’iniziativa contro la moda usa e getta


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In occasione della Fashion Revolution Week, IED Firenze ha lanciato l’iniziativa “Mend In Public Day”. Il progetto nasce con l’obiettivo di contrastare la cultura della moda usa-e-getta, responsabile di un impatto ambientale sempre più critico. L’industria del fast fashion, basata su ritmi produttivi elevati e consumo rapido, contribuisce infatti all’aumento dei rifiuti tessili e allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali. In questo contesto, il rammendo si trasforma in un gesto simbolico e concreto di opposizione allo spreco.
Riparare un capo significa prolungarne la vita, riducendo la necessità di nuovi acquisti e limitando la produzione di scarti. “Mend In Public Day” promuove quindi una nuova consapevolezza, invitando le persone a riflettere sulle proprie abitudini di consumo. Le postazioni aperte al pubblico diventano spazi di apprendimento e condivisione, dove il riuso prende forma attraverso pratiche accessibili a tutti. Ogni intervento di riparazione dimostra che un capo non deve essere perfetto per avere valore.
Le imperfezioni, rese visibili, raccontano una storia fatta di cura, attenzione e responsabilità. Questo approccio contribuisce a ridefinire il concetto di estetica, spostando l’attenzione dalla novità alla durata. Allo stesso tempo, l’iniziativa sensibilizza sull’impatto ambientale della produzione tessile, tra consumo d’acqua, emissioni e inquinamento.
Contrastare la logica dell’usa-e-getta significa anche ridurre la pressione sugli ecosistemi e sulle filiere produttive. Il rammendo diventa così un atto quotidiano di sostenibilità, capace di generare un cambiamento culturale. Attraverso un gesto semplice, si promuove una relazione più consapevole con ciò che indossiamo. “Mend In Public Day” si afferma quindi come un invito collettivo a ripensare la moda in chiave etica e rispettosa dell’ambiente.

In occasione della Fashion Revolution Week, IED Firenze ha lanciato l’iniziativa “Mend In Public Day”. Il progetto nasce con l’obiettivo di contrastare la cultura della moda usa-e-getta, responsabile di un impatto ambientale sempre più critico. L’industria del fast fashion, basata su ritmi produttivi elevati e consumo rapido, contribuisce infatti all’aumento dei rifiuti tessili e allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali. In questo contesto, il rammendo si trasforma in un gesto simbolico e concreto di opposizione allo spreco.
Riparare un capo significa prolungarne la vita, riducendo la necessità di nuovi acquisti e limitando la produzione di scarti. “Mend In Public Day” promuove quindi una nuova consapevolezza, invitando le persone a riflettere sulle proprie abitudini di consumo. Le postazioni aperte al pubblico diventano spazi di apprendimento e condivisione, dove il riuso prende forma attraverso pratiche accessibili a tutti. Ogni intervento di riparazione dimostra che un capo non deve essere perfetto per avere valore.
Le imperfezioni, rese visibili, raccontano una storia fatta di cura, attenzione e responsabilità. Questo approccio contribuisce a ridefinire il concetto di estetica, spostando l’attenzione dalla novità alla durata. Allo stesso tempo, l’iniziativa sensibilizza sull’impatto ambientale della produzione tessile, tra consumo d’acqua, emissioni e inquinamento.
Contrastare la logica dell’usa-e-getta significa anche ridurre la pressione sugli ecosistemi e sulle filiere produttive. Il rammendo diventa così un atto quotidiano di sostenibilità, capace di generare un cambiamento culturale. Attraverso un gesto semplice, si promuove una relazione più consapevole con ciò che indossiamo. “Mend In Public Day” si afferma quindi come un invito collettivo a ripensare la moda in chiave etica e rispettosa dell’ambiente.

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“Campioni”, lo sport apre la “Disability Week” di Firenze


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Firenze si trasforma in spazio di confronto sui temi della disabilità e dell’inclusione. Al via oggi la “Disability Week”, programma articolato di iniziative, promosso dall’Università degli Studi di Firenze, che vedrà la città protagonista fino al prossimo 21 aprile. Campioni dello sport protagonisti della sessione inaugurale “Sportability, lo sport che unisce”, a cui hanno preso parte Jacopo Luchini, medaglia d’oro di snowboard ai giochi paralimpici invernali di Milano Cortina. Esperienze a confronto con la partecipazione di Leila Elderiny ed Emilio Bargiacchi, atleti di danza sportiva paralimpica wheelchair. Una rete di iniziative ci permetterà di affrontare il tema a tutto tondo; ne abbiamo parlato con Maria Paola Monaco, delegata ad inclusione e diversità Unifi, e con i protagonisti di giornata.

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Dove lo butto? Guida ai rifiuti “ingannevoli”


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Quante volte ti sei trovato davanti al bidone chiedendoti: “Questo dove lo butto?” 🤔
Alcuni rifiuti sembrano semplici… ma in realtà sono tra i più sbagliati quando si fa la raccolta differenziata. Scontrini, gusci di cozze e vongole, oggetti in ceramica, spazzolini e persino la carta sporca: dettagli quotidiani che spesso creano confusione e finiscono nel contenitore sbagliato senza che ce ne accorgiamo. Piccoli dubbi che possono fare una grande differenza per l’ambiente 🌍

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L’Alzheimer come forma d’arte - Il racconto di Serena Becagli


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La mostra “Prendere aria da fermi”, ideata da Serena Becagli per il progetto Mamma Mia Museum, nasce come racconto fotografico legato all’esperienza personale dell’artista con la madre. Tuttavia, al centro non c’è solo la narrazione individuale, ma il valore universale dell’arte nel confronto con l’Alzheimer. L’arte diventa uno spazio di connessione, capace di dare voce a ciò che la malattia tende a cancellare. Attraverso immagini e simboli, è possibile restituire dignità alla persona, andando oltre il deficit della memoria. La creatività permette di trasformare il disorientamento in espressione, offrendo nuove modalità di comunicazione quando le parole vengono meno. Per chi vive l’Alzheimer, l’arte può rappresentare un ponte tra passato e presente, uno strumento per mantenere un contatto emotivo con sé stessi e con gli altri. Anche piccoli gesti, reinterpretati artisticamente, acquistano valore e significato, rafforzando il senso di identità. Allo stesso tempo, l’arte educa chi osserva: invita a rallentare, a comprendere, a sviluppare empatia. In questo modo diventa un atto di solidarietà, perché crea uno spazio condiviso in cui la fragilità non è nascosta, ma accolta. L’esperienza artistica dimostra così che, anche nella perdita, esiste ancora una possibilità di relazione, bellezza e presenza.

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Dai Tropici alle Alpi - Ricerca e Cooperazione per la biodiversità


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Nel 2026 il MUSE – Museo delle Scienze di Trento dedica gran parte della sua programmazione al tema della biodiversità, con un calendario ricco di eventi, nuovi allestimenti e occasioni di approfondimento su ecologia e ricerca ambientale. Il progetto, che affianca le iniziative già avviate su tecnologia e sport in vista delle Olimpiadi Milano Cortina, si apre con un evento inaugurale dedicato alla cooperazione scientifica tra aree tropicali e contesti alpini. Protagonista di questo percorso è la rinnovata Foresta tropicale montana, cuore espositivo del museo, che si presenta oggi come uno spazio ancora più immersivo e accessibile. Il nuovo allestimento integra innovazione e divulgazione scientifica, offrendo una lettura aggiornata degli equilibri delicati che caratterizzano questi ecosistemi. La serra non è solo un ambiente espositivo, ma un vero “laboratorio vivente” che riproduce un frammento delle foreste dei Monti Udzungwa, in Tanzania, con cui il museo collabora da oltre vent’anni attraverso attività di ricerca e monitoraggio. I dati raccolti sul campo alimentano direttamente i contenuti educativi, creando un ponte concreto tra Africa e Trentino e coinvolgendo il pubblico in una sfida globale per la tutela della biodiversità. Il riallestimento ha migliorato il percorso di visita con nuovi supporti multimediali, pannelli aggiornati e strumenti inclusivi, come segnaletica tattile e contenuti digitali accessibili tramite QR code. Un intervento che rafforza il ruolo del museo come luogo di conoscenza, sensibilizzazione e partecipazione attiva sui temi ambientali.

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